Racconti di vita vissuta
Non cominciare mai.
Dodici anni ed il cuore da leoni, questo ci si sentiva dentro e niente al mondo ci avrebbe fermato, figurati poi se ci fosse stato bisogno di aiutare due amici in difficoltà … ed invece …
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<Che staranno mai facendo Egidio e Cisco nascosti dietro il porticato delle palazzine? Tu che ne pensi Michè?> < Non so Peppe, sarà che hanno combinato qualcosa e sono lì per non farsi trovare da qualcuno che li sta cercando … mah andiamo a vedere!>
<Che state facendo? Cosa avete in mano? …naaa una sigaretta … e chi ve l’ha data? Naaa … ma ve la state fumando? … ma siete impazziti? Se vi vede qualcuno…>
<E che per questo stiamo nascosti qui, così non ci vede nessuno!> <L’ho fregata a mio padre … anzi gliene ho fregate due, una per me ed una per Cisco, ma abbiamo pensato di fumarne una per adesso e l’altra la fumeremo stasera.>
<Ma cosa si prova?> (Michele incuriosito dagli amici che boccata dopo boccata, alternandone il possesso, consumavano una delle due sigarette) <Non lo so … è strano!> <A me lascia la bocca amara, ma ho pronta una gomma per dopo, così mia madre non se ne accorge.>
<A me sta girando un pò la testa … si, ma poi mi passa, è sempre così, ma mi hanno detto che poi ci si abitua … sarà ma è già la terza volta che fumo ed è sempre la stessa cosa.>
<Vuoi provare? … dai accendiamo quest’altra e la fumiamo in quattro.> <Io no, io già mi sento male, mi gira la testa e mi fa male lo stomaco, … anzi mi viene quasi da vomitare.>
<Ma dai che sembri una donnicciola, addirittura da vomitare, non sarai mai un uomo vero!>
<Dai, l’accendo io! Ecco, ho fregato anche i cerini, sai come si fa?> <E che ci vorrà mai, basta tenerla in bocca e succhiare.> <E no, devi anche ingoiare.> <Che significa ingoiare? Come si fa ad ingoiare?> <Aspirare, si deve aspirare non ingoiare, scemo!> <Ah vabbè aspirare!> <Cioè? Come si fa?> <Guarda me, prima tiro, mi riempio la bocca e poi mando giù tutto d’un fiato, … trattengo un po’ e poi il fumo esce dai polmoni.>
<Si, ci provo dammi un po’> … (sgrana gli occhi e comincia a tossire) <Ma brucia … ed anche tanto!> <E si, è il primo tiro, ma al secondo andrà meglio sicuramente.> <Dai, lascia provare anche a me chissà che … (cercando di sopprimere la tosse) è strano però … continua ad uscirmi fumo dalla bocca, guarda … che strano.>
<Ora tocca a me, altrimenti la fumate tutta voi.> <Ma dai che solo due tiri.> … <Mio padre riesce a farne tre consecutivi.> <Anche il mio, anzi il mio la fuma fino a bruciarsi le dita, vedessi che calli ha sulle dita.>
<Ma dove si vendono?> <Che scemo … al tabacchino no?> <Si ma si vendono alche al bigliardo, lì le vendono anche sfuse!> <Come sfuse? Senza pacchetto?> <Se le vendono sfuse vuol dire che le danno anche ad una alla volta … tu entri, ne chiedi una, la paghi e la infili nelle calze, per poi fumartela in santa pace dove vuoi.> <Ma come mai sai tutte queste cose?> <Beh … l’ho visto fare ad altri e quindi.> … <Ah .. allora domani le compriamo, facciamo la colletta ed andiamo a prenderle.> <Ok … ma adesso finiamo questa.>
<Mannaggia … mi viene da sputare continuamente ed ho una sete da matti.> <A me gira la testa, ho bisogno di sedermi.> <Ed allora siediti dai.> <Si, anzi mi sdraio perché ho paura di cadere.> <Ma non starai tanto male … sei diventato bianco bianco.> <No, non c’è problema, solo che mi gira un po’ la testa.> <E tu come stai?> <Si, anche a me gira la testa.>
<Io vado a casa, ho bisogno di bere.> <Si ma non fartene accorgere che hai fumato, e se se ne accorgono non fare il ruffiano.> <No, stai tranquillo, sono un uomo!> <Io non ce la faccio, ho da vomitare.> <Mastica la gomma che ti passa!> <Si, dai dammela.>
<Ok, la sigaretta è finita. Ora aspettiamo un po’ che ci passi la puzza e poi andiamo via tutti.> <Dai e quanto dobbiamo aspettare?> <Tu vai se vuoi, è a tuo rischio e pericolo.> … <Però a me non è piaciuto.> <Si, hai ragione, neanche a me piace!> <Però i grandi lo fanno, vuol dire che dopo piace.> <Sarà, però … io non voglio farlo più.> <Ok, basta che non ci comprometti tutti raccontandolo in giro.> <No, non lo farò mai, non sono un ruffiano.>
<Ok, comunque domani magari riproviamo un’altra volta, chissà che possa piacerci.>
<Vabbeh riproviamo, ma non penso possa piacermi una cosa che mi fa bruciare il petto, mi fa venire il mal di stomaco tanto da vomitare e mi fa barcollare per il mal di testa.> ….
pepp’ trentotto anni di fumo ... in fumo
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peppnest alle ore 11:12 |
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Rispetto per gli adulti
C’era un tempo in cui il rispetto per gli adulti era di vitale importanza, vitale perché per noi ragazzini ne andava della propria incolumità e quindi bisognava assolutamente rispettare le regole, altrimenti non sarebbero mancate le punizioni.
Tant’è che comincerei col dire che chiunque venisse a casa a far visita, sarebbe stato rispettosamente chiamato zio o zia, a prescindere che ci fossero o meno rapporti di parentela.
A volte capitava di chiamare zia anche una cugina molto grande che si presentava con il fidanzato, ciò strappava il sorriso e quando cercavano di spiegarne il motivo, la risposta era: <vabbeh ho sbagliato? … noo? … si ma non è grave? … e allora sono salvo lo stesso!>
Fidanzamento ufficiale
Arrivò il giorno in cui la mia sorella maggiore, la più grande di tutti, annunciò che il fidanzato si sarebbe presentato ufficialmente con la propria famiglia, naturalmente con il consenso di mio padre che, dopo aver conosciuto bene il giovine poiché da tempo presentatosi in casa, approvò.
Grandi preparativi anticiparono la fatidica data, mia madre e le mie sorelle, elettrizzate per l’importanza della cosa, si operarono al massimo per poter fare più bella figura possibile con la numerosa famiglia di mio cognato.
Mio padre dal canto suo provvide ad ordinare pasticcini, gelati e quant’altro avrebbe potuto essere di gradimento per rinfrescare il piccolo ricevimento familiare, mia madre invece avrebbe fatto delle focacce e stuzzichini vari, per sostenere l’appetito degli invitati.
Infatti quel sabato pomeriggio di prima estate, a noi bambini, cominciarono presto a mandarci via per toglierci tra i piedi, cosa già di suo stranissima poiché poter correre per strada a quell’ora di pomeriggio era quasi proibitivo per noi per via della controra, tuttavia io preferii restare per vedere personalmente l’evolversi delle cose.
La camera da letto dei miei genitori fu trasformata in una sala da esposizione, furono disposti in bella fiera tutti gli accessori che componevano la dote della figlia, dalla serie a dodici o a ventiquattro, dalle vestaglie agli asciugamani, dalle lenzuola ai copriletto, le mutande ed i reggiseno, tovaglie e tovaglioli, calze e calzettoni, finanche le scarpe e le pantofole
La stanza più grande, il soggiorno, fu completamente modificato per ottenere più spazio possibile, la commare di fronte e la signora di sotto casa ci portarono tutte le sedie che avevano a disposizione e le stesse furono sistemate attorno alla camera, mentre il tavolo, spostato il un angolo, fu ricoperto da una bellissima tovaglia bianca comprata all’uopo la mattina stessa al mercato rionale, dopodiché cominciarono ad arrivare i fornitori dei prodotti, infatti giunsero svariati vassoi di pasticcini, bevande e tre barili in alluminio contenenti gelati del tipo “pezzo duro”
Per chi non sapesse di cosa si tratta, il pezzo duro era un gelato esclusivamente artigianale, lo stesso veniva tagliato a fettone alte circa tre centimetri e ritagliato in sagome circolari, a mò di dischi di una decina di centimetri di diametro e servito su piattini in fine porcellana preventivamente protetti da un velo di carta da pasticceria decorata; Il pezzo duro era chiamato così proprio per la consistenza del gelato che se non si aveva accortezza nel mangiarlo si rischiava di spaccarsi i denti.
Sul tavolo furono distribuite le guantiere di pasticcini, poi, quando furono pronte le focacce anch’esse furono allestite in bella mostra, mentre tra tutti i vassoi primeggiavano le bottiglie dei liquori, Stock 84, Vecchia Romagna, ma soprattutto il Vermouth, liquore di bassa gradazione alcoolica sicuramente preferito dalle donne, nel frattempo le bibite analcoliche erano state sistemate sul balcone in vasche in moplen a bagno con blocchi di ghiaccio.
Arrivarono gli invitati al ricevimento, una vera e propria caterva di gente invase la casa, io riconobbi oltre mio cognato un paio di fratelli ed uno di loro aveva la stessa età di mio fratello Ruggero, ma gli altri erano tutti grandi, c'era anche la nonna e molti zii e zie di mio cognato e lì nacque il dilemma di come avremmo dovuto chiamarli … ma si, … sicuramente zio e zia!
Dopo i convenevoli ed essersi accomodati tutti nel soggiorno, mia madre provvide a servire il caffè; ricordo benissimo che per poterne fare abbastanza per tutti fece ben due volte la macchinetta da ventiquattro tazze che le aveva prestato la signora del primo piano, insieme ad un paio di servizi completi di tazzine; una volta gustato il caffè tutte le signore presenti si avviarono verso la camera da letto ad ammirare e commentare la favolosa dote.
Quando rientrarono nel soggiorno, la mamma di mio cognato, che noi ragazzini chiamavamo zia, chiamò il marito ed il figlio come sull’attenti, prese la sua borsa e ne uscì un pacchetto decorato da un fiocco dorato porgendolo tra le mani di mia sorella che immediatamente scartò; Lei quando ne intravide il contenuto cominciò ad emettere dei gridolini di gioia misti a meraviglia e corse a mostrarlo con orgoglio ai suoi genitori, successivamente il piccolo scrigno, contenente l’anello di fidanzamento, cominciò a girare di mano in mano dei presenti, ed ognuno di loro oltre che emettere un oooh di meraviglia commentava con piacere.
Poi cominciarono ad uscire altre scatoline regalo portate dagli invitati, le stesse contenenti collane, bracciali e chincaglierie di ogni specie e da lì, dopo la consegna ufficiale tra le mani della fanciulla, ricominciava il giro degli oooh e dei commenti del pubblico presente.
Al che il padrone di casa, mio padre, dette il via al rinfresco e brindò con il consuocero alla salute dei promessi sposi, tutti i presenti allungarono le mani su quel ben di Dio che era sulla tavola, mentre noi ragazzini, che eravamo stati precedentemente istruiti anche sul restare rigorosamente in piedi per tutta la durata del ricevimento, soprattutto perché non sarebbero bastate le sedie, dovevamo assolutamente attendere il turno finale, con la speranza che fosse rimasto qualcosa anche per noi.
Riuscii ad afferrare a stento qualche pasticcino e così anche i miei fratelli, ma attendevamo veramente con ansia l’arrivo del “pezzo duro” … l’ultima volta che lo avevamo assaporato era stato al matrimonio di una cugina … che buono che era!
Alla distribuzione del gelato mediante le guantiere velocemente ripulite dalle mie sorelle, tutti i commensali si accalcarono per agguantarne il proprio … sembravano avvoltoi.
Mio padre, come sempre con stile alla maniera del grande Amedeo Nazzari, declamò un piccolo discorso, per me incomprensibile, ed al termine tutti acconsentirono con un applauso.
Il consuocero, sollecitato dalla moglie, si alzò in piedi , in una delle mani aveva un bicchierino contenente del liquore e nell’altra aveva il pezzo duro … lo stesso esclamò solo poche parole di compiacimento e di augurio per il futuro dei ragazzi … bevve un sorso di liquore ed addentò il gelato … ma dalla sua bocca si sfilò una cosa bianca che era rimasta attaccata al gelato stesso … era la sua dentiera.
Con grande dimestichezza degna del miglior prestigiatore staccò il lavoro del suo dentista dal pezzo di gelato e se lo reinserì nella bocca sperando che i commensali non si fossero avveduti dell’incidente occorsogli … ma purtroppo … a più di qualcuno cominciarono a sfuggire dei vagiti come per sopprimere le risatine … ma la parte più brutta fu quando io e mio fratello Franco ci attaccammo alla giacca del poveraccio strattonandola con insistenza mentre gli sollecitavamo ad alta voce: <bellissimo zioooo … fallo di nuovoooo … dai zioooo fallo ancoraaaa … daiiii ziooo … daiiii ...>
Madooo che mazziatone che ci toccò … ma forte fooorteeee …
Cia', pepp'
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peppnest alle ore 16:56 |
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Tre uomini in barca ... (per tacer del secchio)
Accadde in una delle serate afose di una lontana estate del 1972, mentre seduti sul muretto del giardino sotto casa strimpellavano svogliatamente due chitarre un pò scordate, cercando di intonare un famoso brano di Santo & Johnny.
Illuminante idea, giusto per rompere la monotonia di quelle giornate ripetitive: <domattina si va a pescare ... si, ma non come al solito, cioè sotto al ponte o a Rondinella o al fiume per prendere i soliti gobbioni, si noleggia una barca e ...>
<Perfetto, basta andare giù a Santa Lucia, è lì che ormeggiano le barche e poi ci lavora il fratello di un amico più grande, ... basterà chiedere a lui e via!>
Peppe infondeva sicurezza, dopotutto ci era andato già tante altre volte in barca con il padre, sarebbe stato lui il capitano, Franco invece il mozzo di bordo e Michele ... beh ... poi avrebbero deciso.
Alla buon ora del mattino tutto era pronto per l’impresa, i sacchetti con tutto l’armamentario per la pesca attaccati sotto le canne delle biciclette, una passata sotto il canale navigabile a strappare le piccole cozze che sarebbero servite come esca, attaccate sotto la banchisa, e diretti a Santa Lucia, sotto il Lungomare.
Un pò di affanno per riuscire ad arrivarci in bici, però si sa ... i temerari non temono nulla.
Impiegarono un pò di tempo per convincere l’amico a noleggiargli una barca, doveva fidarsi della loro esperienza di vecchi naviganti, ma alla fine ci riuscirono e ricevettero in affidamento una vecchia barca in legno tirata in secco.
Dopo lunghi sforzi per rimetterla in acqua, presero posto all’interno della stessa e con disinvoltura, giusto per evidenziare la loro esperienza all’amico che era rimasto attonito ad osservarli, cominciarono a remare con forza.
Si erano allontanati dalla banchina giusto qualche metro, quando l’amico richiamò la loro attenzione agitando un secchiello: <Prendete questo ... potrebbe servirvi!> e con precisione millimetrica lo lanciò all’interno della grossa barca.
Che gentile pensarono, forse gli avrebbero regalato un pò del loro pesce al rientro, sarebbe dipeso dalla quantità, ma di certo avrebbero dovuto ricambiare la cortesia.
Appena superata la banchina frangionde in pietra, sembrava già come se fossero in alto mare, molte volte avevano girato in tondo per recuperare la direzione, era colpa di Michele che non remava nella maniera dovuta, Peppe, il capitano, sapeva che avrebbe dovuto punirlo perchè non rispettava i suoi ordini e le indicazioni, mentre Franco era ligio agli incarichi ricevuti, schiacciava le cozze e ne ricavava il frutto pulito stendendolo su una assicella di legno piatto per essiccarla ben bene.
Finalmente, non specificando quanto tempo impiegarono ad arrivarci, giunsero in un punto che, confermato dalla grande esperienza del capitano come una posizione degna, avrebbe dovuto essere pescosissimo.
Il capitano raccolse dal fondo della barca un pezzo di ferro arrugginito con tre rampini a cui era allacciata una corda ammuffita e la immerse nell’acqua, quando quella specie di “ancora” tocco’ il fondale la ritirò sù e a braccia ne misurò la lunghezza.
<Venticinque metri!> asserì con sicurezza, <siamo a venticinque metri di profondità ed è il punto giusto!> ed immerse di nuovo l’ancora, per poi assicurarsi di aver legato bene la barca alla fune che li avrebbe tenuti fermi.
Terminate le operazioni di ancoraggio, con fare esperto, il capitano raggiunse la sua posizione, preparò la sua lenza, attaccò un’esca all’amo e fece il suo primo tentativo.
Poi, con atteggiamento rilassato, guardò con attenzione i suoi collaboratori di bordo e notò che forse Michele, il rematore, non aveva retto al beccheggio della barca nei movimenti di ancoraggio.
Infatti il suo volto aveva assunto una colorazione cerulea, quasi fosforescente, singhiozzava e deglutiva come per ributtare giù qualcosa che dallo stomaco risaliva per venire espulso.
<Cosa hai mangiato stamattina?> gli chiese con la voce un pò arrabbiata, <la zuppa del latte> rispose a stenti e con il timore di aver sbagliato imperdonabilmente.
<Ecco lo sapevo, ... ma quando mai dei naviganti seri salpano in queste condizioni! Avrei dovuto prevederlo ed avvisarti che sarebbe stato il caso di venire digiuni>.
Franco, il mozzo, ridacchiava a denti stretti per non urtare ulteriormente la suscettibilità del capitano, e per non dare all’occhio, visto che il sole era già alto, tolse la sua maglietta, come per rinfrescarsi, tuttavia esclamò <ho fatto bene io a bere solo il caffè!>
Il capitano a quel punto pensò che fosse il caso di soccorrere il moribondo, abbandonò la sua lenza e si spostò verso di lui, ma nel muoversi, sotto i suoi piedi, sentì qualcosa di strano, ... acqua ... quella maledetta imbarcazione ... imbarcava acqua.
<Corpo di mille trauli!> imprecò ... <ecco perchè ci ha dato il secchiello ... per rimuovere l’acqua dalla barca! ... MOZZO!! ... dammi una mano a svuotarla mentre io soccorro il malandato!>
Franco obbediente cominciò con movimenti calcolati a rimuovere l’allagamento, mentre il capitano si avvicinò arrabbiato più che mai allo sventurato Michele.
<Adesso metti la tua testa fuori dalla barca e se rigetti tutto ... beh meglio! Sarà un ulteriore richiamo per i pesci!> Michele obbedì, d’altronde non avrebbe potuto fare altro, così restò a boccheggiare con la testa fuori dalla fiancata.
Il capitano riprese la sua postazione, ritirò la lenza perche’ oramai i pesci avevano ripulito il suo amo senza abboccarci, la riarmò e via al secondo tentativo.
Franco avviò anch’egli il suo secondo tentativo, ma gli veniva male il sistema, poichè di tanto in tanto doveva abbandonare la lenza per rimuovere l’acqua che ancora più repentinamente si introduceva all’interno dell’imbarcazione.
<Capitano ... la situazione peggiora ...> asserì timidamente la voce del mozzo <sarà forse meglio...> <Mai e poi mai! Non torneremo indietro se non avremo pescato almeno un pesce, ne và della nostra reputazione!> Rispose Peppe girandosi di spalle come per non guardare in faccia il sofferente rematore Michele ed il suo fidato mozzo Franco.
Dopo un tempo difficile da precisare e ripetuti vani tentativi del capitano nel far abboccare qualche pesce, udì la voce del mozzo come con tono di supplica ... <capità ... mi stà girando la testa ... mi sento tutto bollente e ci vedo doppio>
<Corpo di mille calze di rè ... anche tu ... ma cosa è stata ... una bestemmia ... una maledizione che ci avrà gettato qualche invidioso.>
Il mozzo era di un colorito paonazzo ed aveva gli occhi quasi fuori dalle orbite, il capitano prese il secchiello e gli riversò dell’acqua in testa, forse peggiorandone la reazione, ... Michele osservava la scena con gli occhi chiusi a metà ... aveva rigettato e si sentiva un pò meglio, quindi cercò con tutte le forze rimaste di collaborare.
<Torniamo indietro capitano> ... furono le uniche parole che riuscì a dire Michele mentre con il secchiello continuava le operazioni di drenaggio, nel frattempo il mozzo aveva immerso la sua maglietta nel mare e la teneva sulla testa a mò di copricapo per rinfrescarsi e proteggersi dal sole che imperterrito batteva cocente.
<Corpo di un gobbione varvarulo disfatto!> imprecò il capitano ... <Con la ciurma in queste condizioni sarà il caso di rientrare!>
Tirò su l’ancora senza manco l’accortezza di riavvolgere accuratamente la fune, prese posizione ai remi e cominciò a remare con rabbia e con forza, quasi come sperando di riuscire a riprendere terra senza riportare un morto sulla sua imbarcazione ...
Approdarono alla banchina dopo molto tempo, a pomeriggio inoltrato, lì ad attenderli c’erano il fratello del loro amico ed un uomo anziano.
L’amico lanciò una fune per l’attracco e tirò la barca sotto la rampetta, finalmente, non senza difficoltà, i tre naviganti riuscirono a risalire sulla terraferma... <Continua a ballarmi tutto attorno!> esclamò impressionato Michele ...
Il capitano si rivolse quasi arrabbiato all’amico che aveva fornito loro l’imbarcazione difettata <Entra acqua dappertutto, ecco perchè ci hai dato il secchio!> ...
<Beh ... sapevo che c’era una piccola falla ... ma non pensavo fosse peggiorata...> ...
<Ma se è rimasta in secco a lungo è normale che sia peggiorata! Avresti dovuto chiedere a me e ti avrei detto quale barca dare ai ragazzi ... hai dato giusto quella più danneggiata!> intervenne il vecchio pescatore rivolgendosi al giovine amico ...
<Non volevo che ti arrabbiassi capo ... allora gli ho dato quella in disuso ... pensavo andasse bene...>
<Hai rischiato di farli affondare, il legno secco si è ritirato e la falla è allargata, ... meno male ... è andata bene, il peggio è passato ...>
Il capitano interruppe la loro discussione e con voce adirata ... <Corpo di mille vope impuzzolite, ... lo sapevi bene invece, altrimenti non ci avresti lanciato il secchio ...!!>
Ma la cosa che lo fece irritare di più fù quando il vecchio, battendogli una pacca sulla spalla, disse ... <Non arrabbiarti ... è andata bene, l’importante è aver fatto una buona pescata ... anzi, ... fatemi un pò vedere cosa avete preso.> ...
Pepp’ K. pepp’
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peppnest alle ore 20:32 |
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LA FAVOLA ROTONDA

Questa è la copertina definitiva del libro, nato dalla nostra iniziativa "
Raccontami una storia".
Quelli che seguono sono gli autori e i titoli dei racconti
scelti da Sinnos che saranno pubblicati sul libro
in uscita a Marzo, i cui ricavi saranno devoluti alla
Ricerca per la Lotta al Neuroblastoma.
Grazie a tutti e congratulazioni!
Un grazie di cuore anche a chi ha partecipato e non è stato scelto.
Questa è la copertina del libro: La favola rotonda.
Scaturito da una straordinaria iniziativa di + BLOG Raccontami una Storia .
http://piublog.splinder.com/post/15618004/LA+FAVOLA++ROTONDA
Ho avuto l'onore di parteciparvi attivamente perchè c'è anche una mia favola, ma non e’ importante quanto l’iniziativa, poiché tutti i proventi saranno devoluti per la Ricerca per la Lotta al Neuroblastoma, quindi per i nostri bambini.
Vi consiglio con il cuore l’acquisto, sia per incrementare la somma da devolvere alla Ricerca, sia per fare un bellissimo regalo ai vostri bambini.
Grazie infinite.
Peppe
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peppnest alle ore 10:00 |
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Tre di notte, scrivo cancello e riscrivo sul mio romanzo, decido di spegnere tutto, stanotte non è il caso, sò che sto solo scrivendo cavolate e domani rileggendole non mi piaceranno, tanto vale smettere ora.
Faccio così, prendo un libro, il primo che capita, vado a peso e spessore, tra le mani mi capita Terra e cenere di Atiq Rahimi, mi sdraio sul letto, inforco gli occhiali e comincio la mia lettura.
Le parole scorrono leggererissime nella loro pesantezza, segno che basta poco per far intuire, a chi legge, lo stato d’animo dello scrittore mentre imprime nelle frasi scritte quello che prova.
Lo leggo tutto d’un soffio, fumo quella che decido sarà l’ultima sigaretta per questa lunga notte, un sorso d’acqua, spengo la musica di sottofondo, mi risistemo nel letto, spengo la luce e via, deciso a prendere sonno immediatamente .... o almeno spero.
Ed invece niente, come al solito, poco dopo eccomi a rigirarmi nel letto, travolto da un’ondata di pensieri, prima arrivano idee su come proseguire i lavori del giorno dopo, esaurite quelle, arrivano quelle degli avvenimenti accaduti durante la giornata, poi quelle di ieri, di avantieri, della settimana scorsa, del mese scorso ... come un vortice la mente mi riporta indietro negli anni ... mi succede sempre così ...
Giancarlo
Non riesco a decifrare quanti anni io abbia potuto avere, visto che frequentavo la terza media e l’ansia per gli esami che avrei dovuto affrontare era enorme, però cercavo di distrarmi comunque. Con il gruppo di compagni di classe facevamo ricerche e test, contestualmente non potevo mancare ai miei allenamenti di calcio, quindi distribuivo gli impegni della giornata tra la scuola, lo sport e qualche ragazzina che mi faceva girare la testa.
Con miei compagni ci si organizzava, andavamo in gruppo in biblioteca nel primo pomeriggio per due volte alla settimana, quando non potevo esserci, per via dell’allenamento, mi ripromettevo di andarci dopo e fare da solo.
Un giorno, mentre impazzivo nel ricopiare dei testi sulla mia computisteria, arrivò lui ... Giancarlo.
Alto quanto me, biondo con occhi azzurri chiarissimi, i capelli cortissimi con la sfumatura alta dietro la nuca, un abbigliamento povero come il mio, ma portato molto dignitosamente, ed un pacco di libri sotto il braccio.
A prima vista lo guardai bene per focalizzare dove lo avessi visto prima, ma lui subito mi aiutò ... <Terza H ... e tu terza L vero?> disse con un bel sorriso timidissimo che mi accattivò subito la sua simpatia.
<Se vuoi posso darti una mano, tanto io ho finito, ... ma tu come mai arrivi così tardi in biblioteca?>
Nacque una amicizia immediata, forse per il mio opportunismo, gli dissi che avevo dei compiti di matematica e che, non essendo il mio forte, mi avrebbe potuto aiutare a svolgere dei problemi.
Da quel giorno fù come se avessimo un appuntamento programmato in biblioteca, quando ero con i miei compagni lui restava per conto suo, quando ero da solo lui era pronto e disponibile ad aiutarmi.
Anche a scuola accadeva la stessa cosa, sia all’ingresso che all’uscita, io ero in compagnia della ragazzina di turno insieme al mio gruppo di amici, lui arrivava con la sua andatura un pò goffa ed il solito pacco di libri sotto il braccio, dopo un timidissimo saluto si avviava all’interno della scuola e non ci vedevamo più se non all’uscita della scuola, per ripetere ancora la stessa cosa della mattina.
Un pomeriggio in biblioteca, quando finii di ricopiare l’ultima parte del testo che avrei dovuto portare come tesina di fine anno, lui mi disse che probabilmente non ci saremmo più incontrati perchè ormai la scuola stava per finire e, dopo la terza media, ognuno avrebbe preso strade diverse, ma aveva bisogno di dirmi una cosa importantissima e che, se non lo avesse fatto, non se lo sarebbe mai più perdonato.
<Sai, ... io sono innamorato di Ornella, ... sí, lei ... quella amica tua ... dammi un occasione per conoscerla e te ne sarò grato per tutta la vita!>
<Non mi costa niente!> dissi <ma giusto Ornella? ... perchè lei? ce n’è di migliori, di più serie, che potrebbero fare per te, ... perchè proprio lei che gioca con tutti?>
<Al cuore non si comanda ... e poi mi piace tantissimo, me la sogno di notte e sento che sarà la donna della mia vita.>
<Bene, se vuoi così, così sarà! Sabato c’e’ una festa a casa di Annamaria, io l’avviso che ci sarà un amico in più e poi organizzeremo il tutto al momento.>
Ancora ricordo i suoi occhi brillare di gioia, il suo braccio sulla mia spalla ed il continuo stringermi la mano mentre mi diceva <Sei un amico, ... sei un amico!>
Il Sabato mattina preannunciai ad Annamaria che ci sarebbe stato un amico in più alla sua festa, poi chiamando Ornella in disparte, le dissi che quel qualcuno in più sarebbe venuto solo ed esclusivamente per lei, nonostante le sue insistenze non dissi altro nè a lei e nè agli amici, ... anche perchè, da bravo bulletto da quattro soldi che ero, sapevo come farmi rispettare.
Sono sicuro che Giancarlo per l’occasione mise i suoi vestiti migliori, ma purtroppo non era uno che sapeva farsi notare, anche se aveva un bel fisico ed anche un bell’aspetto, non era certo il tipo di giovanottino che dava all’occhio alle ragazze.
Lo presentai alle signorinelle come mio amico, saltando le presentazioni ai ragazzi, ... non ne vidi la necessità, poi mi soffermai con lui parlottando con Ornella e, facendole uno sguardo da “duro”, le dissi che avrebbero ballato insieme per tutta la serata.
Non sò bene cosa accadde realmente, ricordo che improvvisamente vidi Ornella ridere come una pazza, era circondata da tutte le sue amiche che cominciavano a ridere e sghignazzare anche loro come oche giulive, ... poi si aggregarono i ragazzi ... e lì cominciò uno sfottò ai danni del povero Giancarlo.
<La dichiarazione d’amore ... ahahahahaha ... mi ha fatto la dichiarazione d’amore ...>
Lo vidi correre via, lo rincorsi, cercai di trattenerlo per un braccio, ... mi guardò con gli occhi di un animale ferito, ... lo guardai intensamente, vidi le sue lacrime ... e poi ... le uniche parole che mi uscirono ... <stupido!>
Perdonami Giancarlo, ... ovunque tu sia, perdonami!
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peppnest alle ore 11:31 |
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Protocollo d’intesa
Nasce la banca dati contro la pedofilia
L’Italia presto avrà una banca dati in cui confluiranno tutte le informazioni sul fenomeno della pedofilia nel nostro territorio. I protocolli d’intesa per la creazione di questo nuovo strumento sono stati firmati ieri dai Ministri per la Famiglia, dell’Interno, della Giustizia e per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione.
Fonte
Protocollo d’Intesa
Quindi significa che in data 21 dicembre 2007 i Ministri:
On. Rosy Bindi, On. Giuliano Amato, On. Luigi Nicolais
Hanno preso “la giusta posizione” contro questo cancro sociale…
Questo Comitato chiede ai Signori Ministri, di integrare il Protocollo con:
1. L’inserimento delle foto dei pedofili che dovranno essere a disposizione dei cittadini che motivando la richiesta, potranno avere libero accesso alla banca dati.
2. Di informare gli abitanti della zona in cui risiede un pedofilo (anche al momento del rilascio) con uno “Stato di Allerta”, per potersi difendere.
3. Di inserire obbligatoriamente per coloro che affittano appartamenti, camere e quant’altro una certificazione rilasciata dalla Questura (o ufficio preposto) dove risulti se il richiedente abbia o meno precedenti pedofili. In caso positivo, vi deve essere TASSATIVAMENTE l’informazione “al vicinato”.
4. Di inserire obbligatoriamente per coloro che “fanno richiesta di lavoro” a contatto con l’infanzia , una certificazione rilasciata dalla questura (o ufficio preposto) dove si dichiari che il soggetto richiedente: NON ABBIA MAI AVUTO PRECEDENTI NELL’AMBITO PEDOFILO, in caso contrario di INIBIRNE TASSATIVAMENTE l’assunzione, pena da parte di coloro che li assumono il Concorso in reato.
5. Di contemplare nella legge: Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità, ANCHE LA FIGURA DEL PEDOFILO.
6. Di inserire nella banca dati anche le persone della Chiesa (Preti e Suore).
7. Di attivarsi perchè questa banca dati diventi A CARATTERE EUROPEO, dove ogni Stato membro abbia la stessa banca dati IN RETE con tutti gli Stati.
Pretendiamo oltre “che tener visionato” il fenomeno
ANCHE di poterci difendere !
Scriviamo tutti assieme ai Ministri:
Se non utlizzi outlook questi gli indirizzi a cui mandare una mail: info@scelgorosy.it, bindi_r@camera.it, amato_gln@camera.it, redazioneweb@funzionepubblica.it, info@troviamoibambini.it
Diffondete a tappeto !
Chiediamo a TUTTA LA STAMPA ITALIANA di lottare con noi, nel diffondere questa richiesta !
Tutti assieme per i nostri bambini.
Grazie.
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peppnest alle ore 22:03 |
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Il torrente.
Quando sentiamo o leggiamo la parola torrente, sensibilmente concentrandoci, quasi immediatamente nella nostra mente si sprigionano sensazioni di purezza, di freschezza, immaginiamo piccoli vortici, bollicine d’aria che appaiono e scompaiono sul pelo d’acqua, instancabili gorgheggi di acqua piacevolmente rumorosi, riflessi di colori e scintillii quasi ipnotici.
Immaginiamo un pò di imbatterci in un vero torrente...
Solitamente un torrente si forma in insenature dove, seguendo pendii naturali, vorticosamente ed interminabilmente scende lungo gli stessi, molte volte ci capita di non riuscire nemmeno a vedere dove nasce, come molte volte non riusciamo a vedere dove va a finire, proprio perchè spesso ci troviamo nel mezzo dello stesso, giusto lungo il suo percorso.
Se cerchiamo anche brevemente di seguirne il suo tragitto, scopriremo anfratti strani, sporgenze e rientranze, ... piccoli scogli che affiorano sembrano abbracciati dall’acqua che vi rigurgita sopra e che dà l’impressione che possa staccarli e portarli via da un momento all’altro.
Tutto attorno invece è un continuo scorrere, l’acqua, trascinando qualsiasi cosa che raccoglie, ne fà sua proprietà rendendone parte integrante del suo torrente, portandola via chissà dove, ma quei piccoli scogli sono lì, ... restano immobili, perchè saldamente ancorati al fondale.
Talvolta qualcosa riesce ad appigliarsi a quei piccoli scogli, perchè ne ha la necessità di farlo, oppure a volte per sostenerli e rinforzarli, ... e loro sono lì disponibili a tutto e a tutte le condizioni ... ma purtroppo altre volte qualcosa ci si aggrappa per opportunismo.
Quei piccoli scogli potranno anche rischiare di essere scambiati per oppositori ed intralciatori del percorso del torrente, ma è un rischio che devono necessariamente ed anche piacevolmente correre, se vogliono continuare a sentirsi tali, irremovibili nella loro posizione.
Sicuramente col tempo lentamente si sgretoleranno, si arrotonderanno le loro parti, in un epoca ormai andata molto acuminate, ma quei piccoli scogli resisteranno ancora a lungo, sfidando quell’acqua che perennemente li schiaffeggia, ... sfidando il continuo evolversi delle cose che compongono quel torrente ...
Ecco ... io sono uno di quei piccoli scogli.
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peppnest alle ore 11:26 |
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Una Befana
Il giorno tanto sospirato arrivó, solo sei anni eppure era l’alba ed ero giá sveglio, ma qualcun’altro si era svegliato prima di me … il mio fratellone Ruggero ed eccolo lí a gustarsi il suo regalo ... il suo? ... ma si sará forse mai sbagliata? ... No! Non puó essere ... quello é il mio regalo! ... e a lui chi gli ha dato il permesso di toccarlo, anche fosse stato il solo aprire la scatola cominciava a darmi fastidio ... ero appena sveglio e mi ero giá innervosito.
Ed allora cominciai ad urlare di rabbia, correndogli incontro cercai di strappargliela dalle mani, ma lui divincolandosi riuscí a farmi mollare la presa ed anche lui si innervosí protestandone la proprieta’ ...
<Ma é la mia! ... Sono stato io a chiederla, con tanto di letterina ... lo so che dopo che avevo espresso il mio desiderio, ... anche a te dopo é venuta la stessa idea, ma ci ho pensato io per primo, quindi ...>
<No no! guarda sulla scatola, c’é tanto di nome e dedica: Per Ruggero da parte della Befana.>
<Ha sbagliato!> Dissi dopo aver guardato bene cosa fosse scritto sulla scatola. <Cosa vuoi Lei é vecchia e con tutti i doni che ha distribuito stanotte avrá scritto per sbaglio il tuo nome, ma é a me che doveva indirizzarla.>
<Guarda bene, c’é un’ altra scatola per te ...>
Delusione e sconforto! ... un fodero con pistola da cow boy ed un fucile con i colpi a ventosa, e sulla scatola che li conteneva era scritta una dedica: Per Peppe da parte della Befana.
<Ma questo lo hai chiesto tu! ... Sí sí, mi ricordo benissimo, é Lei che si é sbagliata allora! Quindi é la mia, ... semplice no? ... scambiamo i regali! >
<E no! ... mica si puó! é una regola fondamentale, ad ognuno il suo regalo ... e la Befana non sbaglia mica ... sarebbe stato un regalo come un’altro, ... ma Lei ha deciso e resta cosí. >
<Ti prego ti prego ti prego ... é mia e lo sai benissimo! ... non puo’ essere indirizzata a te... afferrandolo con insistenza fino a saltargli addosso per la rabbia. >
Solo 18 mesi di differenza ... ma a quell’etá la differenza é notevole, io mingherlino del tipo mucchietto d’ossa, mentre lui alto e robusto, ... vidi i suoi profondi occhi azzurri perforarmi e con un solo movimento mi si scrolló di dosso scaraventandomi per terra..
Non avevo piu’ nessuna possibilitá ... la sua mole non mi permetteva altro ... e poi la scritta ... quella maledetta scritta ... una dedica sbagliata ... ma era scritta e non potevo fare di piú.
Raggomitolato per terra con le mani sulla faccia per soffocare il mio pianto ... <non é giusto! ... non é giusto! ...>
Qualche minuto, ... forse un eternitá ... poi una mano sulla mia testa per accarezzarmi dolcemente i capelli ...
<Scusami non volevo farti male, scusami ... hai ragione é la tua, ... é Lei che ha sbagliato indirizzo, ... prendila ne hai il diritto perché sei stato tu a chiederla per prima. >
Smisi di singhiozzare e lo guardai intensamente, ... i nostri occhi si fusero in un solo sguardo, mi porse la chitarra e disse: ... <suonaci tu che sicuramente sei molto piú bravo di me. >
Gli saltai al collo abbracciandolo e baciandolo sulle guance ... e lui: ... <aaahhh ... queste cose lasciamole fare alle donnicciole ... noi siamo uomini!>
A mio fratello Ruggero.
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peppnest alle ore 11:07 |
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(ho ritrovato tra le mie cose questo che avevo scritto tempo fa)
Dedicato a mia moglie
Madre.
E’ cosí tanto breve questa parola che sembrerebbe riduttiva per l’essenza che possiede.
Madre é tutto, é il concatenare il ciclo della vita, é espandere l’amore verso gli esseri umani, é dare tutto, talvolta anche senza ricevere niente …
Quale regalo piú bello puó ottenere un uomo dalla sua donna se non quello di farlo diventare padre, donargli una gioia che piú immensa non si puó.
Dopo avermi regalato Giovanni, a poco piú di tre anni di distanza, mia moglie mi regaló Maurizio, ... due bambini bellissimi, certamente due caratteri quasi completamente diversi, ma non posso dire altro che due meravigliosi regali.
Mi sembrava di avere la casa piena, piena di gioia, movimentata da continua allegria o pianti pseudodisperati, con le attenzioni di una madre stupenda, talvolta troppo apprensiva, ma attentissima a tutto ció che accadesse ai propri figli.
Li ho visti crescere bene, tra le risate che facevo scaturire loro, continuamente nelle vesti di papa’ clown, mai serio anche nello sgridarli per qualche monelleria, sempre disponibile al gioco e a raccontare qualche storia molte volte improvvisata, con tutto l’amore che sprigionavo dentro di me per loro, ... ma soprattutto ammirando l’amore e l’adorazione della loro madre.
Poi gli anni passano, i figli crescono prendono le loro strade, ... indimenticabili le discussioni con la loro madre, lá dove con insistenza profferivo le testuali parole: “ormai sono grandi” …
Bellissimo intravedere tra madre e figli quella complicitá, quei piccoli segreti, quando di soppiatto mi affacciavo alla loro cameretta e la vedevo prima affianco ad uno, poi passare all’altro, nel loro confabulare sommesso che subito si interrompeva nel caso in cui mi sorprendessero a “spiarli” … ció mi dava gioia e mai, giuro mai mi sono sentito emarginato da loro.
Dopo diciassette anni mia moglie mi ha dato un altro meraviglioso regalo: Samuele.
Credo che questo regalo non l’abbia ricevuto io soltanto, ma anche Gianni e Mauri.
E’ il gioiello della casa, bellissimo, irresistibilmente simpatico, iperattivo e monello, non che i suoi fratelloni siano stati piu’ angioletti di lui, anzi, tuttal’piú potrei dire che questa ulteriore novitá mi ha riportato indietro negli anni, mi ha rinverdito, ma soprattutto con molta piú coscienza.
Ma la cosa piu’ importante é che rivedo in lei l’angelo custode dei miei figli, la madre che oculatamente pensa al meglio del meglio per loro, la madre che non dorme, fosse solo per qualche linea di febbre, o che salta dal letto ad ogni piccolo colpo di tosse, o che si allarma quando non sente il respiro delle proprie creature.
E’ la loro madre, ma che sento piú dentro di me come se fosse la mia di madre.
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peppnest alle ore 17:41 |
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UNA MADRE
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peppnest alle ore 17:37 |
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